Quando l’arte incontra la scienza

Albert Einstein, uno dei più importanti pensatori dell’era moderna, una volta ha detto: «se non fossi un fisico, probabilmente sarei un musicista. Io penso spesso in musica. Vivo i miei sogni ad occhi aperti in musica. Vedo la mia vita in termini di musica».

Un’affermazione piuttosto sorprendente da cui si desume, in ipotesi, quel filo conduttore che le arti e le scienze condividono. Non c’è dubbio che è un’interazione tra la musica e lo sviluppo intellettuale di pensieri e idee, ma in questo caso il concetto di musica va al di là di come lo conosciamo per definizione. Che si tratti di scrivere, esibirsi o ascoltare, noi tutti siamo il vero connubio della musica e questo presuppone una sorta di solidarietà nascosta. Mentre i ricercatori hanno senza dubbio trovato grande beneficio per la salute mentale nella pratica artistica e nell’apprezzamento della composizione musicale, questa dinamica più profonda rimane ancora un po’ sfuggente. Una dinamica che mostra il tipo di vulnerabilità della coscienza mentale alla suggestione musicale che con i mezzi accademici non è possibile sostenere.

Non importa quanto chiaro e trasparente sia il lavoro per scrivere su un argomento o sapere quanto qualcuno segua il flusso di pensieri proposto se la barriera al cambiamento sociale, questa nostra innata gravità verso tradizione, cultura e comfort emotivo, è diventata il nostro peggior nemico. Ed è per questo che le arti, specialmente la musica, sono fondamentali per il progresso. Le arti si intrufolano dietro l’ego per piantare i semi di nuove idee. La ricerca artistica è quella che dà vita alle nostre ricerche scientifiche e sperimentazioni, per questo l’arte può generare nuovi valori più rilevanti, superando quelli vecchi ormai superati.

Citando E.Y. Harburg, «le parole fanno pensare un pensiero. La musica ti fa sentire una sensazione. Una canzone ti fa sentire un pensiero» e l’arte di trasformare i pensieri in sentimenti è la forza comunicativa più potente.

 

Estratto da “Arts and Sciences” di Peter Joseph
Discorso di premiazione al Global Pease Song Awards 2018, Los Angeles.

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