Culture Creative in un Mondo Complesso

ZDAY 2020

Nei modelli temporali e tradizionali di una cultura gli esseri umani si accostano al mondo in senso pratico e intellettuale. Senza questi modelli nessuno potrebbe pensare, agire e in definitiva sopravvivere alle sfide dell’ambiente circostante e della vita sociale. La cultura del resto è un insieme di modelli tramandati, acquisiti e selezionati nel tempo. Personalità rilevanti della nostra cultura, come Einstein, sono stati in grado di dimostrare che il tempo impiegato da ogni individuo è sempre soggettivo ed ogni istante risulta qualitativamente diverso da tutti gli altri. Allo stesso modo, vi è l’impossibilità per ogni cultura di rimanere identica a se stessa sul piano temporale. 

Quello che noi chiamiamo Zeitgeist (spirito del tempo), altro non è che una conseguenza del fenomeno di afterimage, ovvero, un’immagine successiva e persistente; un pò come quando osserviamo il sole e per qualche attimo il bagliore luminoso continua a manifestarsi quando distogliamo lo sguardo da esso. Allo stesso modo, quando cerchiamo di guardare al futuro, i nostri pensieri si riflettono nel passato. In altre parole, passato e futuro si combinano sinergicamente in un unico “qui e ora”; e cioè il nostro stare al mondo nel presente. Le nostre vite sono l’eterno presente e ogni singola vita rappresenta una speciale articolazione di esperienze, di eventi e di scenari da realizzare con le azioni. Può darsi che la natura abbia una qualche legge metafisica secondo cui quando guardiamo al futuro stiamo guardando allo stesso modo anche il passato. Tuttavia, se la natura ci ha insegnato qualcosa, è che l’unica costante è il cambiamento. Non esiste nessuna utopia! Pensiamo a questi mesi di lockdown, obbligati e costretti a vivere in isolamento, distanti da tutto e da tutti, impensabile prima d’ora, probabilmente un’utopia? Eppure in un modo o nell’altro ci siamo adattati. Pertanto, per crescere produttivamente come specie, è necessario diventare esperti nell’osservare i nostri pensieri da una prospettiva completamente nuova. 

Alla base di ogni cultura c’è l’infinita produttività del linguaggio, una forma di creatività ordinaria che ha la caratteristica di collocare le azioni e gli eventi nel tempo e nello spazio. Esiste però un altro tipo di creatività culturale, una creatività straordinaria potremmo dire, e che consiste nella creazione di nuovi significati, nuove idee e nuove espressioni – ma attenzione: nella sua entità olistica, una cultura controlla sempre la creatività, nel senso che ci sono dei limiti culturalmente complessi. In altre parole, quando consideriamo le interazioni che collegano tra loro questi sistemi complessi, troviamo una connessione di tutto e, a livello sociale, questa comprensione dell’interazione dei sistemi è fondamentale per la vera sostenibilità umana. 

POSSESSO vs. ACCESSO

Pensiamo alla distribuzione della cultura, o meglio, alla condivisione del sapere. Non c’è affermazione più sbagliata nel dire “questa è la mia idea” reclamando una qualche proprietà intellettuale. Nessuna persona inventa nulla, dato che tutta la conoscenza è generata in serie ed è invariabilmente cumulativa nel tempo. La consapevolezza che tutte le invenzioni e creazioni sono in realtà sviluppate da un susseguirsi di diverse idee collettive è il primo passo per favorire l’innovazione. Eppure oggi continuiamo a vivere e ad accettare questo complesso scenario della cultura materiale, rafforzata nella ricerca di ricompense fisiche, di solito attraverso il denaro, in cambio dell’illusione di una proprietà intellettuale, nonostante l’affermarsi di un nuovo ecosistema digitale favorevole alla libera distribuzione del sapere, delle idee, delle risorse. Dalle licenze Copyleft come il Creative Commons alle reti di condivisione libera come Sharebay.

COLLABORAZIONE vs. COMPETIZIONE

Nel corso degli anni la filosofia collaborativa volontaria è arrivata a produrre un’esplosione creativa senza precedenti, tanto nel mondo dell’Information Technology, quanto negli ambienti più disparati che da esso hanno tratto ispirazione. Si è venuto così a sfatare il mito dell’incentivo economico che starebbe alla base di molte teorie neoliberiste, secondo le quali le persone non avrebbero altro incentivo per produrre beni, servizi o progetti, se non quello monetario. L’esempio più riuscito di applicazione del modello di condivisione del sapere, proprio della filosofia Open Source, è Wikipedia.

SCARSITÀ vs. ABONDANZA

Se esaminiamo la struttura della produzione industriale oggi, vediamo un complesso sistema globale che sposta costantemente risorse e merci da un luogo all’altro, nella sua ricerca del profitto e dell’efficienza dei costi solo per rimanere competitivo sul mercato. Eppure, secondo la teoria del Costo Marginale Zero di Jeremy Rifkin, il progresso tecnologico offre la possibilità di fare sempre di più con sempre meno, in termini di risorse piuttosto che di soldi. Questo significa che all’inizio può costare molto costruire una cosa, ma costerà sempre di meno costruire altre repliche. Per esempio, con una stampante 3D, i costi sono solo per la costruzione della prima stampante, perché questa può stampare altre stampanti. Con una stampante 3D possiamo costruire qualsiasi cosa, anche strutture complesse, utilizzando meno risorse rispetto alla produzione attuale. Il sistema modulare di stampa 3D collaborativa della WASP è in grado di costruire abitazioni in pochi giorni.

Buckminster Fuller sostiene che la vera ricchezza economica non è il denaro o il risultato materiale di una produzione, ma il livello di efficienza secondo una gestione intelligente delle risorse. Da una prospettiva tecnologica non tutte le risorse sono scarse, ma semplicemente inaccessibili e la tecnologia è un potente mezzo di liberazione delle risorse che può solo rendere la scarsità abbondante. Vediamo come dovrebbe funzionare il processo di produzione di un qualsiasi bene: 

1. si crea un prodotto utile da un materiale locale.
2. il materiale locale viene creato utilizzando tecnologie autonome.
3. le tecnologie autonome utilizzando la minor energia consumata.

Quindi il prodotto è riciclabile e il processo di produzione è sostenibile. Eppure ad oggi questo processo alternativo non è mai stato attuato ..probabilmente un’utopia?

L’idea di uscire fluidamente dal modello attuale può sembrare una speculazione scoraggiante e difficile da digerire, questo perché, ad esempio, anche se una tecnologia è pronta, testata e affidabile, la sua accettazione sociale non è affatto ovvia. Eppure i metodi esistenti possono già risolvere i problemi comuni di cibo, acqua, energia, inquinamento e materie prime. Quindi, invece di discutere sul modo in cui pensiamo che il mondo dovrebbe essere, dovremmo prima discutere su ciò che funziona e ciò che non funziona, sulla base dei fatti. È importante capire quello che stiamo facendo oggi rispetto a quello che potremmo fare davvero. Si tratta di aggiornare il funzionamento delle nostre culture creative ai metodi più avanzati e collaudati conosciuti, lasciandosi alle spalle le conseguenze disastrose che sono generate dalla nostra attuale cultura in declino. 

Nello specifico, l’infrastruttura del modello Economico Basato sulle Risorse e sulle Leggi Naturali (NL/RBE) promossa dal Movimento Zeitgeist, è basata su metodo scientifico, localizzazione, automazione, resilienza, nonviolenza e sostenibilità.

METODO SCIENTIFICO
favorire una maggiore inclusione sociale e controllo dell’economia con un metodo decisionale apartitico e basato sulla logica.

LOCALIZZAZIONE
promuovere la deliberata riduzione della distanza tra tutti gli aspetti della produzione e della distribuzione.

AUTOMAZIONE
eliminare la paura di perdere il lavoro attraverso la ridistribuzione e riduzione del lavoro per il miglioramento della salute mentale

RESILIENZA
sostenere idee e azioni per una trasformazione sociale positiva, rafforzando la sicurezza materiale globale.

NONVIOLENZA
aumentare i livelli di consapevolezza sociale e stimolare un dialogo pacifico, creativo e inclusivo, rifiutando ogni forma di violenza strutturale.

SOSTENIBILITÀ
colmare le differenze per il sostentamento adeguato di tutti nel rispetto della natura e della capacità di portata del nostro pianeta.

Ogni giorno della nostra vita prendiamo delle decisioni sociali e ambientali che influenzano il benessere, la percezione e l’interazione con gli altri. Non importa quale sia l’orientamento politico, religioso o ideologico, se si vive su questo pianeta lo si influenza, così come siamo in grado di influenzare le culture che ne derivano. Ciò significa anche che, in un modo o nell’altro, siamo responsabili dell’equilibrio o dello squilibrio della specie umana stessa. Ogni atto di empatia o di indifferenza è in risonanza con chi lo riceve e, grazie alle leggi evolutive di base dell’adattamento umano, noi regoliamo le nostre aspettative e le nostre propensioni mentre sperimentiamo l’ambiente che ci circonda – il mondo – «il pallido punto blu, l’unica casa che abbiamo mai conosciuto», quel posto che a volte facciamo fatica anche a pronunciare poiché considerato un’ovvietà. Tuttavia, siamo una grande famiglia che condivide un unico pianeta ed è tempo di co-creare insieme una prospettiva di vita migliore per tutti, prima che sia troppo tardi.

Praticate gentilezza a casaccio e atti insensati di bellezza!

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