La controcultura ieri e oggi

Lo scenario in cui prendono piede le politiche attuali più significative, al di fuori dell’ambito politico tradizionale era già stato individuato cinquant’anni fa. Ogni analisi dei movimenti e delle culture giovanili che lanciano una sfida contro la cultura dominante trova la sua pietra di paragone nel 1968. Esistono svariate versioni di quel periodo, e in particolare, le manifestazioni studentesche, la protesta contro il Vietnam, il movimento femminista, il maggio francese, Woodstock e qualche anno dopo Re Nudo, versione italiana del festival per antonomasia. Secondo veterani e studiosi di oggi e di ieri, gli anni sessanta apparirebbero come la fine o l’inizio; il decennio di una generazione fallita, un esperimento sociale dell’occidente, oppure il decennio di una splendida generazione, una forza storica in crescita. Qualsiasi versione e idea si voglia smantellare o sostenere comporta dei limiti ed è necessario fare riferimento alle analisi retrospettive di quell’epoca che sono nell’insieme meno clementi, non solo perché più meditate, ma anche perché influenzate da un cambiamento di prospettiva.

A partire dal linguaggio, analizzando gli slogan più significativi, è possibile individuare quattro fasi di ascesa e caduta della generazione X.

slogan ‘60 – make love, not war.

slogan ‘70 – no future!

slogan ‘80 – no justice, no peace.

slogan ’90 e anni zero – it’s not a crisis, it’s the system!

Entriamo così in un loop culturale. Il “loop” dall’inglese ciclo, è un effetto usato in musica per ripetere una serie di note, suoni e rumori all’infinito (o fin quando il performer non decida di mettere in stop). Dunque, se è vero che la storia si ripete, questa volta non lasciamo che accada. Come suggerisce Albert Einstein, «non si può risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero che l’ha generato», o meglio, non si può cambiare continuando ad intaccare il sistema. Dopotutto lo diceva anche Buckminster Fuller: «non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda obsoleto il modello esistente.» È tempo di generare alternative possibili.

 

Estratto da La rivoluzione culturale che cambiò il mondo
Discorso per il cinquantenario del 1968, Movimento Zeitgeist 2018, Milano.

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