Chry incontra Olly (Shandon)

“BITTERSWEET” UN EP AUTO SUGGESTIVO

Molti di voi ricorderanno gli Shandon o forse i Madbones, due gruppi che circa venti anni fa dominavano rispettivamente la scena punk e skacore italiana, per i nuovi arrivati invece ci sono i THE FIRE. Band punk rock che dal 2005 sta girando l’Europa, dividendo il palco con Deep Purple, Iggy Pop, Alice Cooper, The Damned, Fall Out Boy, Kaiser Chiefs, Gotthard, Satanic Surfers, Nashville Pussy e molti altrti. “Bittersweet”, l’ultimo lavoro della band, prodotto da Ammonia Records è un EP autosuggestivo, perché si sa i concerti in Italia sono sempre più vuoti e i cari vecchi cd non li compra più nessuno, questa è l’amara verità, ma i Fire non mollano, provano ad accendere nuovamente il fuoco con tre inediti e tre cover, le più disparate, da Roxanne dei Police passando per Dr. Rock dei Motörhead, già pubblicata in occasione del tributo “Lemmy Knows”, ad una versione acustica di Train in vain dei Clash inserita nel progetto “Punk Goes Acoustic” di Andrea Rock. “Sono nato e nessuno mi ha dato la password..” frase che apre l’EP scritta da Marta Innocenti per Olly che canta con parsimonia sotto il riff aggressivo, ma allo stesso tempo delicato di bittersweet. A seguire She’s the one, brano vivace dalle sfumature soul e Lonely hearts una ballad struggente dove Olly racconta dei suoi genitori e della visione che ha di loro attraverso le note profonde di un piano d’altri tempi. I Fire sono dinamici e con l’estro che va un po’ a caso, hanno il fuoco e si sente, ancora.

Da ottobre i The Fire saranno in tour, ecco le prima date confermate

03/10 Curno (BG), Live Keller

11/10 Busto Arsizio (VA), Museo del Tessile

17/10 Piove di Sacco (PD), The Lake

18/10 Milano, Lo Fi Milano

19/10 Lonigo (VI), Unplugged

Ecco cosa ci racconta Olly, leader della band:

Ciao Olly! Allora, in principio c’erano i Crummy Stuff, poi i Furious Party, gli indimenticabili Shandon, gli odierni The Fire, i classici Soul Rockets e le varie collaborazioni e produzioni tra le quali ricordiamo i GoodFellas e i Rezophonic. Come si arriva a fare tutto questo?

Servono gli anni, serve fermento ‘che adesso in questi anni pensare di avere band, scrivere tanto, fare tanti concerti è impensabile. All’epoca era un po’ all’ordine del giorno, non che fosse facile, anzi, c’era in un certo senso più voglia di fare e più voglia di condividere sia da parte del pubblico sia da parte di chi faceva e chi “consumava”, chi andava a vedere il concerto poi parlava del concerto e di conseguenza si creava il fermento che poi portava la musica ad essere recepita per quello che era, quindi, bella brutta, talentuosa oppure no. Crescendo con questo tipo di mentalità poi le cose le fai mentre, pensando, prima “mi faccio il look” poi “mi faccio la pagina facebook” poi… non la fai. Diventa quasi un di più fare la musica. Prima c’erano valori, non voglio fare il vecchio sentimentale però i valori di quello che rende l’arte per quello che è, è comunque un input più forte di uno che parte, pensando, “faccio roba così per divertirmi” oppure “faccio una cosa per fare il figo con le tipe”… hai delle percezioni diverse.

Ripeto, servono gli anni, servono le fiammelle dell’entusiasmo e poi serve che non ti deve piacere nient’altro. Io sono un po’ a senso unico, mi fa schifo tutto…mi rompe il cazzo tutto…mi annoia tutto tranne quello, quindi, se non avessi fatto quello ero a casa sul divano!

Per questo siamo qui a parlare del tuo ultimo lavoro con i Fire, “bittersweet”, quando è nato?

È nato da un momento all’altro, nel senso che era un po’ che non si provava con i Fire e c’era un po’ di scazzo, non tra di noi, c’era un po’ di scazzo nel senso di non voglia di fare perché eravamo un po’ stufi dal fatto che non succedeva niente, le date sempre meno c’è sempre molto meno interesse e ad un certo punto trovare entusiasmo per suonare bene per fare ancora le cose bene è un po’ difficile, quindi ad un certo punto devi reinventarti o trovare una scusa per riappizzare la fiammella.

Come è stato riacceso questo fuoco?

Siccome c’erano delle canzoni che non erano finite su “Supernova” e alcune cover che invece erano finite su compilation varie, mi sono inventato o autosuggestionato che avevo tra virgolette già un EP in mano, dovevo semplicemente pubblicarlo era lì in garage a far niente e mi stava sul cazzo perché comunque erano ore di lavoro, canzoni che comunque mi piacciono e che hanno qualcosa da dire e lasciarle nel mio hard disk era un po’ un peccato, così ho messo insieme le canzoni che negli anni non ho chiuso con le canzoni chiuse che non ho usato, e poi ho pensato di fare anche un progetto grafico. È stato sicuramente un lavoro minore in confronto a fare un disco, scrivere e fare mille robe. Tre anni per fare un disco… adesso è stato tutto molto più veloce però questa cosa ha dato modo a noi di riavere voglia di andare sul palco, avere qualcosa di nuovo da dire, è un po’ un autosuggestionarsi, infatti, bittersweet ci sta come titolo in questo senso.

Sotto i riflettori, la meravigliosa Francesca Du Demon, che oltre ad essere una modella “alternative” di successo è anche tua moglie. Nel precedente disco, Supernova, è stata la musa ispiratrice per il brano “Tu sei solo mia” l’adattamento in italiano del brano “Out of here”, in bittersweet è sulla foto di copertina in uno scatto molto particolare, raccontaci questa scelta…

In realtà era proprio in quel periodo che stavo pensando a bittersweet come progetto artistico, quindi, io solitamente quando devo pensare a un disco devo farmi un piano, devo avere un’immagine di quello che il disco vuole dire e come deve essere rappresentato esteticamente e quindi la foto, la grafica, il carattere ecc.. devono andare in una direzione che rispecchia il suono e bittersweet specialmente, la canzone omonima, ma anche “Lonely Hearts” sono due canzoni che erano patinate e delicate, ma nello stesso momento aggressive e taglienti e volevo una cosa del genere. Stavo cercando delle foto e mia moglie mi ha fatto vedere questo servizio che aveva appena fatto con un fotografo che si chiama Cisko, che è molto bravo e con il suo stile riesce nelle foto a fare delle cose che sono delicate, fashion, eteree, ma nello stesso momento graffianti ed incisive, ha dei contrasti molto forti, fa post produzione ma non è eccessivo, è delicato con molto gusto. Con saccenza, posso dire che il disco sembrava andasse in quella direzione lì, allora, quando ho visto quella foto ho detto a mia moglie “cazzo ti spiace se chiedo a Cisko se…” è così, è andata.

In Italia, i concerti sono sempre più vuoti, la musica live sta andando a morire, soprattutto per le band come la tua, perché?

In due parole: c’è disinteresse. Che non sembra ma disinteresse è una parola bruttissima, adesso stiamo parlando solo di musica però in realtà disinteresse se lo applichi a qualsiasi cosa è una parola bruttissima. Ti faccio un esempio pratico, erano anni che non prendevo la metropolitana e l’altro giorno per andare in aeroporto mi è toccato andare in metropolitana e non ci andavo da una vita e visto che erano anni che non ci andavo ho notato che non c’era una persona che guardava un’altra persona e tutti avevano il telefono in mano, è ovvio che sia così, però non essendo abituato alla vita della metropolitana ho visto che questa cosa era talmente normale, normale che nessuno si cagasse che mi ha spiazzato e quella cosa lì applicata alla musica all’arte in generale è la morte perché l’interazione è solo via internet e comunque è un’interazione che finisce da lì a lì non è un’interazione che poi da lì si trasforma in qualcos’altro anche se la spacciano per questo, ma non è così… “io ti dico una cosa e tu te la tieni per te, ma che cazzo è?” e invece, se io posto uno che muore di fame fai due view e quattro like se invece posto un gattino che sta graffiando un topolino o uno che cade da cavallo, bam! duecentomila like, questa è idiozia. Queste cose qua sono sintomo del fatto che non stupisce più niente via internet e quindi anche un concerto live non ti da più sta gran soddisfazione, come anche un disco, soprattutto. “Cazzo che palle un disco a ‘sto punto fammi un singolo poi per il resto chi se ne frega di stare a sentire quaranta minuti di musica che sarà pure il tuo disco, la tua arte, ma a me non me ne frega un cazzo”! Questa attitudine qua sta rovinando la percezione di quello che una cosa è bella o no. Una cosa artistica non viene più recepita per quello che è, altro esempio, ero in un posto a Zanzibar e c’erano degli acrobati neri che facevano delle cose impressionanti, così, per strada, non con molle o reti di protezione, così a secco senza niente piedi nudi e facevano delle cose tipo doppie piroette carpiate robe che rischiavano la vita tipo a cinque metri di altezza e c’era la gente col telefono che sbadigliava tipo che se spendevano cento euro per andare a vedere il Cirque Du Soleil l’avrebbero visto tutto, mentre quattro stronzi in Africa che facevano dei numeri che se passava un agente americano gli cadeva la faccia, eran lì che sbadigliavano e l’applausino così. Questa cosa implica che sei talmente abituato a youtube che ti propone delle cose strabilianti ogni giorno che anche la cosa più strabiliante che vedi per strada ti sembra scontata, quindi un talento eccessivo ti sembra normale e un talento normale ti sembra ‘na cagata e questa cosa sta rovinando tutta la percezione. Di conseguenza una persona dice: “devo addirittura da Roma nord arrivare fino a Roma sud per vedere un concerto? Che palle vabbè quando verrai a Roma nord ti si viene a vedere”. Come ca… è che suono meno, perché è difficile organizzare i concerti, faccio pure fatica a portare la gente al concerto perché la gente non ha voglia di fare dei chilometri in più. Una roba che ammazza la vita e di conseguenza il musicista come cazzo fa a trovare entusiasmo per fare le altre cose, se non su se stesso. Non voglio fare il piagnisteo perché poi alla fine le cose le fai lo stesso, però comunque ti cadono le palle, in sostanza, dieci ore a parlare e la risposta è: ti cadono le palle.

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