Chry incontra i Blastema

MATTEO CASADEI E LA SUA MASSIMA ESPRESSIONE

Slogan, notizie random e pezzi di interviste in stile Barbara D’urso show, poi la diplomatica lite tra Aldo Busi e Vittorio Sgarbi e perché no anche l’inglese stretto di Matteo Renzi come “l’iSENSE” e “SHISH“. Inizia così la tappa romana de “I Morti tour” al Traffic Live, uno zapping preregistrato ad hoc da sottofondo al brano che apre le danze, Orso bianco.

Dopo un break durato circa un anno, i Blastema escono fuori dalle loro tombe e i fan, i fedelissimi o meglio ancora il “pubblico intelligente“, secondo Matteo Casadei, può continuare a ballare perché quello che ha tutti i presupposti per essere un concertino rock made in Italy, fin dalle prime note si trasformerà in una discoteca psichedelica senza tempo e senza spazio, al di là del ruolo, al di là dell’interpretazione, oltre la rappresentazione. Ma “I Morti” è forse qualcosa di più, è il passaggio ad una nuova stagione, è la terra di mezzo tra “Lo stato in cui sono stato” e il nuovo album in uscita per la prossima primavera. Intanto possiamo ascoltare vecchi brani come Sperma e Quale Amore perché “l’unica cosa che ci tiene ancora in vita è la voglia di scopare“, eppure continua Casadei “ci vuole costanza” che solo un pubblico intelligente può capire che quella costanza “non è cane, non è dio, ma è amore“.

La band ci propone anche I Mutanti un pezzo inedito usato da qualche anno per farcire i live e nel bis, ancora “I Morti” che da giovedì 16 ottobre è in rotazione radiofonica e disponibile in digital download. Ad aprire il concerto, la chitarra elettrica e la voce graffiante di Nathalie, vincitrice della quarta edizione di X-Factor, con tre brani unplugged scritti durante l’esperienza da busker in UK.

Tra una data e l’altra de “I Morti tour” intervistiamo Matteo Casadei, frontman dei Blastema. La band romagnola è attualmente impegnata in questo tour di supporto al singolo I Morti, un brano accompagnato da un videoclip realizzato da Eloise Nania e Francesco Tesei e che Matteo Casadei introduce così: “Girare questo video è stato piuttosto semplice: niente indicazioni, niente canovacci, niente sovrastrutture significative, solo noi, il brano e l’interpretazione spontanea dettata dall’ascolto. Volevamo ritrovarci al di là del ruolo, al di là dell’interpretazione, oltre la rappresentazione: volevamo semplicemente essere i vivi.” Così dopo quasi un anno di stop riparte anche l’attività live dei Blastema, un tour in tutta Italia, più a sud che a nord, isole comprese…

Matteo, come procede questa promozione?

È un tour un po’ all’avventura ma devo dire che mediamente è andata bene. Abbiamo suonato praticamente coprendo tutta l’Italia che era una cosa che ci interessava fare perché era un po’ che ad esempio al sud non andavamo e invece quest’anno siamo andati più a sud che a nord. Noi siamo soddisfatti, abbiamo fatto quello che volevamo fare, cioè, portare in giro la roba nuova per vedere l’effetto che faceva e devo dire che c’è stato un ottimo entusiasmo, adesso dobbiamo andare a registrarla. È stato molto utile fare questo tour perché cambiando la line up, cambiando alcune cose, ci è servito per ritrovarci ancora più vicini.

Spesso in tour succedono molte cose, raccontaci qualche aneddoto, qualche storia da backstage… 

Si fanno più castelli in aria di quello che succede realmente! Delle volte si crede che ci siano delle serate vissute, disarmanti e istruttive invece devi andare a letto che il giorno dopo ti alzi alle otto per ricominciare a girare in furgone. Noi siamo delle persone molto intraprendenti con noi qualcosa succede sempre e facciamo fatica ad accettare l’idea che finito il concerto finisca tutto…Devo dire che la data che ci ha dato più calore e soddisfazione è stata la data di Cagliari, dove è successo un po’ di tutto, persone sul palco, persone che han fatto festa con noi fino al mattino, è stato molto intrigante, molto interessante.

Prima hai accennato alla nuova line up, ma che gruppo è i Blastema?

I Blastema è un gruppo aperto! C’è un’idea di fondo che è quella di portare in giro della musica di qualità e che rispetti i termini di formalità estetica precisi. E’ difficile far parte dei Blastema perché è dura! La vita è quella che ti ho esposto prima e spesso si è senza quattrini quindi è difficile anche andare avanti è chiaro che in queste situazioni le persone ad un certo punto cambiano modalità di vita. Io la vedo come una grande squadra di calcio nel senso che la squadra di calcio è una grande diligenza, dei campioni che si susseguono e una tradizione che viene portata avanti e i Blastema probabilmente sono questo. Se tu noti i due album che abbiamo fatto, da una parte sono molto contigui dall’altra sono molto differenti e secondo me quella capacità di rinnovarsi  mantenendo comunque l’idea fondamentale che ti muove è la grande forza dei Blastema e non il loro limite.

Hai mai pensato di realizzare un progetto da solista?

No, i Blastema è la mia massima espressione. Non ho pretese, potrei farlo, potrei collaborare con altri però Alberto è il produttore con cui mi trovo meglio e mi piace il modo in cui la pensa e il modo in cui lavora sui suoni, sono liberissimo di scrivere e fare quello che mi pare e in più posso collaborare con altre persone che hanno delle belle idee, mettere le mani anche sulle loro idee e devo dire che questo mi soddisfa molto, non sento proprio l’esigenza del disco solista, anche perché probabilmente farei un disco solista chitarra e voce che è una cosa molto differente rispetto a quello che faccio che è molto più completo, molto più difficile e mi da molto più soddisfazione.

…allora andiamo subito al punto: perché “I Morti”?

I morti nasce da un’esigenza ritmica musicale nel senso che poi le parole divengono parte di un flusso che viene vomitato fuori nel momento in cui scrivi e quindi non c’era la coscienza di fare un pezzo sui morti, c’era un grande contenitore che era quello della fine che sarà il tema principale del prossimo disco perché i cicli vanno chiusi e con il prossimo disco si chiude un primo ciclo nostro che dovevamo fare da tempo e così sarà dopodiché siamo liberi di cambiare completamente. Quindi i morti era perfetto, canzone di inizio secolo e fine millennio che portava alla luce dei luoghi comuni anche linguistici attraverso cui la morte si rivelava per quello che era cioè completa e senza vitale parte integrante delle nostre esistenze come se da una parte noi avessimo, da Fleming in poi con la penicillina, voluto fare uno sgambetto alla morte e dire che non doveva morire più nessuno che tutti dovevano diventare vecchi che dovevamo crescere ma in realtà la morte si è impadronita tramite l’opulenza, tramite il consumo della società occidentale e lo sta facendo con i paesi in via di sviluppo, io penso alla Cina in grande ripresa economica e penso che la ripresa economica sia mossa dal desiderio di possedere, di consumare e non credo ci sia qualcosa di più deleterio e i morti erano questi, erano morti da consumo, da persone che hanno rinnegato qualsiasi tipo di sentimento estraneo che non sia la gioia estemporanea di guardare la televisione o uno spettacolo in tv, ma che risentono assolutamente di uscire per prendere una scelta cosciente perché è troppo complesso quindi evidentemente è morta pure la ragione e l’abbiamo fatto attraverso un pezzo che da una parte era molto melodico, molto ruffiano, si ricordava esattamente come la morte si è insediata nelle nostre vite quasi senza niente, quasi senza farsi accorgere d’altra parte però dando un titolo che doveva essere assolutamente rappresentativo che doveva avere la prima componente forte e che doveva far sorgere una domanda, perché i morti? Nel momento in cui si sarebbe tracciato lo squarcio di quel perché, era già un primo passo verso se vuoi una ripresa o quantomeno una visitina alla coscienza che di solito è spenta.

Da Pier Paolo Pasolini a Matteo Renzi. L’intro de “I Morti tour” è caratterizzato da questo zapping preregistrato di voci televisive, sotto le note di Orso Bianco, uno dei brani del prossimo disco, spiegaci questo collegamento… 

Orso bianco per l’appunto è un pezzo che parla di questo riflesso televisivo che ci ha condotti in questo momento di grande tensione che non può durare in eterno e sancirà sicuramente la fine di una dimensione e resta da capire quale sarà il nuovo inizio che non è nemmeno sfiorato in questo disco perché probabilmente saranno tematiche del disco successivo, vedremo cosa succederà, non lo sappiamo neanche noi… Non penso che si possa fare un plauso in nessun modo a Matteo Renzi, se non dire che è un grande comunicatore e il fatto per cui abbiamo deciso di fare questo collage all’inizio del concerto che parte con Pasolini, che è stato un po’ il filo conduttore anche sulla crescita, sul progresso, sullo sviluppo e passa attraverso il carosello che è l’inizio dell’idea di consumo televisivo, passa poi l’inizio del declino, passa l’inizio della cultura esterofila all’interno dell’Italia e allora, nel momento in cui le persone hanno iniziato a desiderare e hanno trovato che l’oggetto diventasse feticcio di un certo modo di liberarsi dai propri schemi. Prima i figli facevano quello che facevano i padri, c’era un grande rispetto della tradizione e attraverso la tradizione si interpretava uno spirito popolare ma sanissimo che si è perso attraverso la pubblicità, le televisioni e il consumo, soppiantato da una specie di spirito di imitazione dei paesi più influenti, nel nostro caso in Italia è sicuramente l’America.

Nel 2010 la band partecipa a “Woodstock 5 stelle” il festival del M5S quando ancora non era un partito politico, ma adesso che influenza ha la politica nella musica dei Blastema?

Nella musica dei Blastema la politica è intesa come un’accozzaglia di partitismo completamente fine a se stesso, ossia nulla. Nessuno di noi si è mai speso per portare avanti le idee o le ideologie di un partito per quanto, come hai detto tu, il movimento cinque stelle, che non era ancora un partito politico, era una specie di assemblea costituente a base popolare quindi dove la società civile per la prima volta dopo tanti anni faceva sentire la sua voce in modo forte, lampante e senza ausilio della comunicazione canonica. È stata un’esperienza molto interessante che noi siamo stati molto fieri e lieti di abbracciare… Non nego che alle elezioni successive io ho votato il M5S, ma di nuovo con la coscienza apposto perché credo che altrimenti certi modi di gestire la cosa pubblica non sarebbero venuti alla luce e non avremo iniziato a dubitarne, quindi è stato molto importante secondo me il risultato elettorale del M5S. Io alle ultime elezioni regionali non ho votato, ad ora trovo che anche quel partito che doveva essere un partito di grande innovazione stia amalgamando o facendo quello che sono anche i modi direttivi degli altri partiti e questo non mi piace.

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